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giovedì, novembre 15, 2012

Recensione:007 Skyfall

In due parole: in questa pellicola James Bond fa mezzo film poi va via e appare Bruce Willis, manca che arrivi l'A-Team e la frittata sarebbe perfetta.
Purtroppo l'atteso Skyfall si è rivelato una delusione.

Un equilibrio che più o meno era stato perfetto per cinquant'anni soccombe al tentativo di trovare nuovi spunti e punti di vista alternativi.
James Bond è un'opera pop che, come una ricetta della tradizione o un cocktail, necessita di un tot di ingredienti precisi e nelle dosi giuste . Si può fare più o meno bene, ma una cosa non si dovrebbe mai fare, cambiare la ricetta, altrimenti prepari una cosa che non è quella.

I primi due 007 con Daniel Craig erano stati entrambi sublimi versioni della serie, nei due film precedenti cui si era riusciti a mantenere la spettacolarità asciugando e drammatizzando un personaggio che con Pierce Brosnam era diventato lezioso e fantasiosamente pirotecnico, purtroppo questo Skyfall tenta, ad un certo punto, di alterare gli ingredienti e gli scenari tradizionali, fallendo miseramente.


Bond è un personaggio deliziosamente bidimensionale e qui si tenta di guardarlo da dietro e si mostra tutta la sua debolezza. Si cerca di guardare dietro le quinte, di toglierlo dai suoi set da sogno facendolo finire letteralmente fuori strada e scimmiottando il peggior cliché dell'action movie all'americana da fortino assediato in stile Arma Letale, si sbaglia  cercando di dare spessore a personaggi bidimensionali come "M" portandoli fuori dai cammei per cui sono stati concepiti  e costringendoli a tirate boccheggianti, e finendo col cadere nel peggior stereotipo alla Die Hard o A-Team. La magia di le Bond si dissipa e si è costretti ad affidarsi ai peggiori trucchi dell'action movie le trappole, gli inseguimenti tra le fiamme, lapidi del babbo morto e vecchi stallieri armati fino ai denti, che dicono battute tipo 'sono pronto da prima che tu nascessi'. Il film poteva terminare in crescendo, con scene mozzafiato, come ci aveva abituato la tradizione e invece si percorre la strada del drammone eroico, che con James Bond è destinato a finire nel patetico luogo comune, la bella il bruto e la chiesa abbandonata, sperando di affidare la tensione a personaggi nati per fare decisamente altro, tanto valeva farli cantare un musical.

La magia di bond sta nel nell'unione tra realtà e sogno, nella pura estetica dell'azione e nell'esotismo dei luoghi, belle donne, gadget e cattivi terribli, il tutto spruzzato di ironia. Qui si rinuncia alla tensione tra dramma e edonismo in favore de dramma. Peccato che il dramma in Bond sia solo una spruzzatina superficiale tanto per dare un po' di sapore. Il retroscena del personaggio, la sua storia serve solo a creare qualche ombra, a dare un po' di volume alla spia, però guai a cercare di esplorare quelle ombre, quando si abbandona il suo palcoscenico abituale e si va a casa di bond si finisce per trovare una scatola vuota e noiosa.

Bravissimo Havier Bardin ma quel cattivo è per il film sbagliato, geniale l'idea del Q haker ma un po' sprecato per la trama.







mercoledì, ottobre 10, 2012

Recensione di: 'Reality' di Matteo Garrone

Reality non è un film contro il Grande Fratello e simili, non è lo sguardo dell'intellettuale che deride il popolo dalla sua torre dorata o il millenarista che suona le trombe del giudizio contro le derive della cultura di massa.
Matteo Garrone con grande abilità ci regala uno sguardo in prima persona sull'assurdità della nostra disperata condizione umana. Raccogliendo il testimone dei Fellini, Monicelli e Risi, Garrone esplora in modo accurato e lucido il nostro presente, cerca e trova le crepe della normalità,  e ci mostra cosa cosa c'è dietro. Il protagonista (il bravissimo Aniello Arena) soccombe al canto irresistibile delle sirene e inizia un lento sprofondare nello scarico dell'esistenza. Reality diventa una vocazione, quasi un augurio, per noi che siamo ormai tutti funamboli sulla corda tesa sul baratro delle illusioni. Guai a credere che la realtà nostra  realtà sia più autentica di quella della famiglia ciotola.


D.

domenica, maggio 06, 2012

Recensione: The Avengers

 Non servono troppi discorsi per recensire "The Avengers": questo film è spettacolare!
Finalmente per la prima volta la Marvel è riuscita a portare sullo schermo la stessa magia dei fumetti della sua epoca d'oro. L'alchimia per quarant'anni ha stregato milioni di persone la ritroviamo precisa quasi al millimetro in questa esperienza cinematografica che  (grazie all'essenizale 3D) ci porta in una dimensione ibrida tra film gioco e fumetto che colpisce al cuore la nostra esperienza visiva abusata e satura rinnovandola con sollievo.
Come eguagliato solo dal precedenti Sin City e Watchmen, ogni pezzo di questa macchina funzione a dovere per tradurre in film un fumetto importante: dalla scrittura, alla regia alle scene ed effetti, il grande cast e il giusto rispetto dei personaggi, del mezzo cinematografico e della leggerezza originaria del fumetto marvel.
Potrebbe essere l'anno zero per l'epica  pop al cinema se questo film diventasse lo standard da cui procedere.
Siamo di fronte ad una pietra miliare del cinema d'intrattenimeto che verrà adorata dal pubblico per la sua dedizione e correttezza intrinseca come è successo in passato con film come Star Wars, i Predatori dell'Arca Perduta, Matrix.
Gli altri film marvel, rispetto a questo sono da buttare.
Era dai tempi di Rocky IV che non sentivo un applauso spontaneo al cinema durante un film.

La perfezione di questo film è nella sua adesione perfetta all'esperienza fumetto, i due linguaggi, pur senza confondersi tra loro, finalmente,  hanno colmato le distanze.

Evviva.




















domenica, gennaio 29, 2012

Recensione: The Killing


Chi ha ucciso Rosie Larsen?

Questa serie non è decisamente Twin Peaks, e Rosie Larsen non è Laura Palmer, l'aspettativa che una ventina di anni fa attirò masse di pubblico verso quel capolavoro di sperimentazione televisiva realizzato David Lynch e prodotto dalla ABC non è certo la stessa che ci porta a segure la serie Fox “The Killing” ma, è anche vero che questo show si muove sulla stessa falsariga del suo illustre antenato.

The Killing si muove anche sulla traccia di Fobrydelsen serie Tv danese del 2007 di cui è il remake made in U.S.A.



Questa serie ci piace abbastanza, specialmente la regia, la sceneggiatura e i personaggi.
Quello che non ci piace è la trama.

Partiamo con ordine.

La Seattle mostrata in The Killing è l'opposto della Cape Cod della signora Fletcher, qui non c'è un rassicurante e patriottico luogo narrativo, questa America è uno spaccato del presente che potrebbe anche essere in Europa o in Russia, se pur riconoscibile questa Seattle è un non-luogo contemporaneo assolutamente scialbo disturbante e credibilissimo.

La fotografia rende al massimo questa impressione e mantiene tutto sotto una luce cupa e gelida, forse a tratti troppo monotona con un effetto 'Blade Runner', ma certamente efficace.

I personaggi sono decisamente ben riusciti, molto credibili e poco patinati, felicemente bruttini come la gente normale. Sono in qualche modo degli stereotipi rimescolati in salsa contemporanea ma funzionano molto bene, sono ben scritti e nello sviluppo della serie si sfumano decisamente e acquistano umanità, ambiguità e spessore.

La regia è tutta da scoprire e ci conduce allo scopo della serie in modo non convenzionale ma misurato, anche se il ritmo è a tratti monotono.

Quello che decisamente delude è la trama:

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The killing sarebbe stata una miniserie perfetta ma soffre della lunghezza della serie completa: gli autori ci fanno annegare nelle ipotesi.
Dopo una partenza emozionante si sviluppa una struttura monotona in cui si incontrano temibili sospetti e poco dopo si scartano e 'avanti il prossimo', una puntata sembra che l'assassino sia tizio e la successiva dimostra che tizio non c'entra e per di più emergono dettagli completamente diversi che ci portano in direzioni sempre nuove.
In poche parole si allunga il brodo e si ammoscia la tensione perché gli elementi di trama che che vengono svelati a serie ben inoltrata risultano estranei allo spettatore e quindi meno coinvolgenti.

In questa annata carente di buone serie di genere consigliamo caldamente “The Killing” anche se continuiamo a rimpiangere Laura Palmer.



sabato, novembre 12, 2011

Superzelda Hot Press: Prima Recensione e Annuncio.

Ecco la prima recensione uscita di Superzelda, un fantastico articolo di Matteo Nucci che ha colto al cuore tutto quello che c'è in questo lavoro. Grazie.

Grazie e tutte le fantastiche persone intervenute giovedì sera al brindisi battesimale di Superzelda alla libreria Minimum Fax a piazza Santa Maria in Trastevere. 
Grazie a tutti quanti hanno aspettato in piedi che io, in piedi, facessi le mie sghembe dediche zeldesche per passare poi da Tiziana che riempiva i baloonz con segni ancor più zeldeschi. Grazie ancora ! C'era un calore e una familiarità incredibili!
In particolare Grazie alla crew di Minimum Fax: Marco Cassini, Martina, Lorenza, Alessandro, Rossella, a Nicola La Gioia e Chiara, alla SuperLibraia Sara, e al grande Riccardo Falcinelli che non sono riuscito ad incontrare: ricordati che ci avanzi un abbraccio.
Grazie agli amici di sangue, soprattutto Emma.
Grazie a Laura Scarpa.
Mi scuso per tutti quelli che ho scordato...

Segue il fantastico pezzo di presentazione di Tiziana su D di stamani.
Ohh, Yeah, Z!



domenica, novembre 06, 2011

Recensione: This must be the place.

Questo film è una sinfonia.

Sean Penn è incredibile.

Paolo Sorrentino si dimostra ancora una volta un giovane maestro del cinema mondiale.

In una sintesi magistrale tra complessità e leggerezza viviamo per tutto il tempo del film inzuppati in un concerto di colori, parole, contenuti, gesti e movimenti impeccabili e, impeccabilmente al servizio del film.

Come sempre nel cinema di Sorrentino i piani di lettura sono molteplici così come gli spunti per l'immaginazione.
Certamente l'umanità è il perno su cui ruota tutto, un'umanità vera che si muove calda e agile tra i giochi di maschere e ruoli, per dimostrare che alla fine: va bene aver paura ma ci vuole una volta, almeno una, in cui decidiamo di non averne.

Metterei copia di questo film in una space capsule e la manderei nello spazio, per spiegare  in due ore all'universo cosa siamo.

A chi vuole godersi le sorprese di questo film sconsiglio di guardare anche il trailer qui sotto.

D.


mercoledì, novembre 02, 2011

Recensione: Le avventure di Tintin: il segreto dell'unicorno 3D.



La potenza non è nulla senza il controllo, senza l'anima ancora meno.

Questo film di Tintin poteva essere perfetto, se, ad un certo punto non diventasse futile.

All'inizio di “Le avventure di Tintin: Il segreto dell'unicorno” ci troviamo di fronte ad una messa in scena da rimanere a bocca aperta.
Dopo , Jurassic Park, Toy Story e Final Fantasy, questo Tintin rappresenta indubbiamente una pietra miliare nell'evoluzione della cinematografia in CGI, e una sintesi perfetta di realismo e animazione.
Nella strada che certamente presto ci porterà a realizzare film digitali assolutamente indistinguibili da quelli con gli attori in carne ed ossa, e che aprirà nuovi e interessanti orizzonti di arte e senso, questo Tintitn è un passo fondamentale.

Detto questo, dopo poco che siamo entrati a bocca aperta nel fantastico immaginario di Ergé, la produzione Spielberg-Jacskon ci fa salire su una giostra senz'anima.
I personaggi vengono convolti in un rutilare di azione, sempre più vorticoso e sempre più inutile fino a che gli equilibri narrativi ed emozionali si perdono del tutto e ci troviamo annoiati spettatori di un luna park dove altri si divertono mentre noi siamo a terra a chiederci a che punto la magia si è interrotta.

Probabilmente ci sono degli errori di sceneggiatura, dopo la prima ora inizia a mancare un qualsiasi senso di dramma e pericolo reali, oltre che di pathos, elementi fondamentali per l'immedesimazione e la partecipazione dello spettatore: sta di fatto che in poco tempo questa storia che sembrava promettere incredibili emozioni diventa fredda e distante come assistere ad una partita a Super Mario giocata da altri.

Probabilmente la produzione e il non aver un target preciso, ha prevalso sull'anima di questo progetto, come è successo con la seconda trilogia di Star Wars, con l'ultimo Indiana Jones ecc.

Credo che sia difficile che dei giganti del cinema, riescano a porsi verso un classico del fumetto o della letteratura rimanendo  nell'ombra senza disturbare i delicati equlibri di un'opera già fatta e bella così.

Il cinema riesce a esaltare un classico a fumetti solo quando si inchina e  ne rispetta religiosamente tutti gli aspetti. (Sin City, Watchmen, Spiderman 2), mentre quando cerca di sintetizzare il fumetto originale finisce sempre per tradirlo e perdere il meglio: (tutti gli altri film presi da fumetti).


Per rifarvi gli occhi guardate “Adele e l'enigma del faraone” il film di Besson arricchisce la messa in scena del fumetto di Tardi senza mai tradirne l'essenza e anzi rendendolo se possibile più divertente e gustoso.

Speriamo che almeno ai bambini, questo Tintin, piaccia.






D.

lunedì, ottobre 17, 2011

Recensione: Californication.


Californication è una messa a nudo da vedere assolutamente. Il sesso, la corruzione e la famiglia sono, a mio avviso una parte marginale e superficiale di questo show, probabilmente quello della storia della tv americana dove si pronunciano più spesso le parole vagina e pene, ma il sesso e il sentimento sono solo colore.
Se togliamo i personaggi principali di Moody (David Duchovny, l'agente Moder di X-Files) e del suo agente Charlie Runkle  (Evan Handler), le due maschere di tragedia e commedia che spingono avanti la narrazione, cosa rimane? Rimaniamo noi.
Intorno ai due si muovono personaggi dalla libertà incompiuta, terribilmente umani, scombinati e danneggiati la cui banalità è limite e assoluzione al contempo, una per tutte la musa Karen (Natascha McElhone) che non si capisce se sia scritta in modo pessimo o perfetto.
Californication è come un'autoscontro che ha nel sesso la sua elettricità in cui solo Moody e Runkle hanno la chiavetta infinita e tutti gli altri pagano il gettone, ma proprio come i gestori del luna park anche i due satiri sono imprigionati nel gioco e costretti a restare creature di fantasia dietro lo specchio, lo specchio di questo presente occidentale che la serie racconta così bene.
Con qualche alto e basso tutte le stagioni sono ben scritte e dramma e surrealtà si mescolano con un ritmo decisamente soddisfacente.
E' ideata e scritta dal 2007 da TomKapinos e trasmessa da Showtime.



martedì, settembre 13, 2011

Recensione: Borgia

I borgia e the borgias: RecensioneDoppia.


Il 2011 ha visto la messa in onda didue serie tv sulla casata dei Borgia.




'The Borgias' prodotta dalla Showtime(quelli di Dexter e Nurse Jackie) è scritta da Neil Jordan premio oscar per “La moglie del soldato” nel 1993 , Rodrigo Borgia è interpretato da Geremy Irons, e la prima stagione è di nove episodi che sono andati in onda da aprile 2011 sul canale via cavo statunitense. La gemella si intitola 'Borgia', è una produzione Anglo Tedesca, è creata e scritta da Tom Fontana (tre Emmy per la serie Oz), e diretta da Oliver Hirschbiegel. Rodrigo Borgia è interpretato da John Doman ed è trasmessa in anteprima mondiale su Sky Cinema in questi giorni di settembre 2011.




Questa recensione si basa sulla visione dei primi due episodi delle due serie: l'impressione è ottima per entrambe.

The Borgias. Showtime. USA
(To be or not to be)

Il punto di forza di questa serie sta nel dramma. Qui la storia è presa a prestito per la realizzazione di una vicenda umana intensa e avvincente dai vaghi toni shakespeariani che riflettono sulle tensioni e passioni umani forte di una sceneggiatura e interpretazioni degne di nota.
La produzione è certamente più economica della gemella europea, è meno fedele alla storia (confrontate le due serie su wikipedia per vedere il numero delle inesattezze storiche) ma è indubbiamente più intrigante da subito,complice una scrittura intensa e una grandiosa interpretazione di Geremy Irons che interpreta un Rodrigo molto umano e testo tra ambizione e fragilità. Il dramma e l'intrigo la fanno da padrone, cast escenografia sono dignitose e, a tratti perfette, per rendere credibile il tutto e ne risulta una messa in scena forte e avvincente.



(SPOILER)
Da segnalare: il personaggio di Enrichetto il sicario, è fantastico. 

La sigla iniziale è fantastica come in tutte le recenti produzioni Showtime.




I borgia. UK-GER (La storia siamo noi.)

La produzione è maestosa, qui adifferenza della produzione americana si mette veramente in scena la storia.
C'è un dispiegamento imponente perraccontare l'epopea di una famiglia inserita in un preciso contesto politico internazionale. Lo spaccato è fedelissimo e molto istruttivo.
L'inizio è fortemente penalizzato dalla necessità di introdurre il contesto storico politico, gli equilibri e spiegare chi è chi, per cui ogni battuta è strumentale ed estremamente didascalica. Questa giostra rinascimentale parte lentamente, quasi come una docu fiction alla History Channel, veramente a tratti troppo didascalica, poi da metà della seconda puntata quando lo spettatore ha assimilato i veri ruoli, equlibrii, e personaggi, allora la scrittura si alleggerisce concentrandosi decisamente sulla narrazione e a quel punto decolla prendendo un ritmo serrato e avvincente.



C'è una voglia un po' eccessiva di raccontare le dissolutezze dell'epoca: alcuni nudi e scene erotiche sono buttati là non avvolti di narrazione ma scoperti e sciattati.
La versione doppiata in italiano è terribile, le voci sono scadenti e trascurate.
Purtroppo parte del cast è italiano e le voci sono le loro.
La scenografia e i costumi sono fantastici e creano veramente l'illusione di una finestra nel tempo, la fotografia lavora quasi sempre in luce chiara fortissima simulando la luce solare naturale con una resa molto realistica ma anche creando un po' l'effetto 'Ispettore Derrik'.
Titoli e sigla sono mediocri.

Conclusioni.

Da vedere assolutamente entrambe.
A noi italiani insegna bene molto del nostro animo e ci mostra i reali meccanismi del potere e della politica che sono rimasti praticamente Identici.
In questo senso queste due serie sono un perfetto punto d'incontro tra l'esigenza neo realistica americana che, punta a raccontare con maggiore verità la tensione etica e narrativa all'interno dei personaggi, e non più sul piano della banale azione eroica, e la tendenza europea a cercare un'afflato epico più al servizio della narrazione e della messa in scena che del tiepido prodotto televisivo per famiglie. Per approfondimenti vedi l'articolo Carta Canta ! su Carmilla.

:).





martedì, settembre 06, 2011

Recensione: Conan the Barbarian.

Vacanze in Hyboria 2011.

Ho visto Conan the barbarian, alla fine e mi sono pentito.

Se qualcuno avesse ancora la possibilità non ci vada.

Meglio, molto meglio restare col dubbio: il vostro dubbio è senz'altro più bello del film.

Allora, l'attore Jason Momoa è perfetto o quasi ed è uno strafico, la cattiva Rose MacGowan (la bellona di grindhouse planet terror) tra tutti gli altri è la migliore. Per il resto il film è una sequenza di scene vuote, collegate in modo maldestro senza traccia di racconto, di dramma, umorismo o qualunque altro ingrediente.

Sembra di vedere un gruppo di cosplayer a zonzo per un parco di divertimenti a tema fantasy.

In confronto a questo Conan, Prince of Persia le sabbie del tempo è un signor film, la Compagnia dell'Anello è un capolavoro e i Predatori dell'Arca perduta è l'apice dell'umana civiltà.

L'idea di fare un film con una vera trama non è stata minimamente preso in considerazione dai tre, (dico tre), sceneggiatori.

Sembra di vedere una serie di scenette trash come nei cinepanettoni con Boldi/De Sica. Scenario buttato lì, personaggi accennati, un canovaccio e alè giriamo, che qualcosa alla fine scappa fuori.

L'unica cosa decente sono i primi sette otto minuti, il resto è terribile, credo che anche le quest del gioco on line su conan siano scritte meglio di questo film.


Una vera storia ben scritta avrebbe salvato questo film anche senza spendere un dollaro in più, la scenografia risicata sarebbe bastata e gli effetti digitali stile cartolina all'inizio delle scene avrebbero creato una povera ma suggestiva cornice.

Invece il risultato scenografico è: panorama digitale con la zona geografica e la didascalia poi scena d'insieme curata con comparse effetti eccetera e poi azione con i protagonisti, scenografia semi deserta dialoghi inutili e azione da video musicale fino alla fine della scena stacco altro panorama digitale con didascalia ecc.

Ho sempre pensato che il conan di Milius con Schwartzenegger non fosse il massimo, e credo che il suo fascino come per Star Wars e altri film sia nella potenza di quegli anni più che della pellicola in sé, comunque siamo lontani anni luce da quel film e dall'opera di Howard.

Howard si sta indubbiamente rivoltando nel suo sepolcro: i cimmeri ne escono a pezzi, il padre di Conan prima di morire gli dice "ti amo", e lui e il figlio sembrano gli unici a saper menare le mani. Ti prego lettore di passaggio leggiti un racconto di Robert E. Howard su Conan lo trovi in rete o in libreria per le edizioni Oscar Mondadori. Dopo questo film l'universo ne ha bisogno, per ri equilibrarsi. Qui




I meglio del film è questo:


lunedì, luglio 25, 2011

Capitan America 3d: Recensione

Non leggete questo fumetto, se non alla fine.

Questo fumetto è Armageddon di Miller Mazzucchelli parte della saga Born Again su Daredevil del 1986.

Il film può piacere, solo che si dovrebbe chiamare: Steve Rogers, the first avenger 3D.

Vediamo il coraggio, il sogno e il carattere del personaggio Steve Rogers,
la sua personalità e la sua umanità, solo che tutto questo è sviluppato a discapito di Capitan America, dell'eroe icona, leader dei Vendicatori. Manca Capitan America.

Questa faccia non è Capitan America questa faccia è una persona con un elmetto azzurro. Adesso far diventare questo personaggio troppo umano come il vero Capitan America iconico sarà troppo dura se non impossibile.

Mentre con Iron Man, eroe di coda dell'universo marvel, è stato fondamentale lavorare su Tony Stark col geniale Robert D. Jr, per dare spessore al film e rendere il tutto frizzante, teso e divertente, la scelta di fare un film umano su un eroe la cui umanità è l'ultimo degli aspetti utili, ha completamente ed irrimediabilmente stemperato e incrinato la forza del personaggio.
Capitan America è la quint'essenza dell'eroe americano della Golden Age, è una sintesi tra Patton, Jon Wayne, Dick Tracy e Bogart, è un bravo ragazzo degli anni quaranta con la mentalità degli anni quaranta, un nonno severo super atletico che salta come una pantera e picchia come un fabbro.

In poche parole Capitan America dei fumetti è Superman che si è mangiato Batman e questo, purtroppo, è stato scelto di non rappresentarlo, si è scelto Steve Rogers, una storia troppo umana e morbida, a tratti bella, a tratti pallosa.

Peccato.
Adesso tornate in cima al post e leggete il frammento su Cap di Miller e Mazzucchelli e vedete cosa ci siamo persi, e cosa non vedremo mai nel prossimo The Avengers.

Ps.

Consiglio a tutti gli interessati la lettura della saga The Ultimates, la saga inizia non a caso con Cap e si intitola Super Umano: tutto il contrario del film.
Per il resto nel film ci sono cose buone e altre cose meno, concordo poco con la critica del bravo Recchioni , e non penso che il film Capitan America rispetto a Thor sia come Daredevil rispetto a Spiderman a suo tempo. Daredevil con Ben Affleck è un film indegno, ma certo la recensione di Recchioni merita una letta. Qui.

Buon Visione.

domenica, giugno 05, 2011

Barbari

Ho visto Thor, finalmente.
Va visto, è ben scritto, come gli ultimi film Marvel, è divertente e realizza al meglio in video la natura del personaggio.
La regia di Branagh è misurata e precisa.
Principalmente va visto per veder realizzata in computer grafica la visionarietà di Jack Kirby.
A proposito di Kirby, se vi interessa leggete, Jack Kirby King of Comics edizioni BD.

Ogni tanto disegno barbari, mi fa stare benissimo quando un barbaro mi riesce.
Da ragazzino guardavo i conan di John Buscema come se fossero la cappella sistina, un barbaro ben fatto dischiude un mondo: il fantastico, la fisicità, il sesso, la vita, l'evocazione, la magia, il sangue, la passione, e la morte.
Non è facile fare un barbaro fatto bene.
Ho deciso di cominciare a postarli, fatene l'uso che vi pare, dei miei barbari.

Questo l'ho fatto mentre guardavo Thor. Pennello a china su carta da fotocopie.




lunedì, giugno 14, 2010

Ancora a lezione da Metal Hurlant


Rieccoci amici.

Alla ricerca del tempo perduto, ma anche della vitalità perduta.
Stavolta peschiamo dal numero 5 di Metal Hurlant italia.
Febbraio 1982.




Recensione di Pierino Contro tutti e de i Predatori dell'Arca Perduta, e del pornazzo Uccelli d'amore, ode al preseAggiungi immaginervativo e alla Charlie's Angel Kate Jackson.
Recensione della Divina Commedia.

Quello che mi colpisce di più è che a dispetto di tutta la nostra boria di oggi e il sentirci amanti del fumetto, si vede come allora si parlava alla gente, e non a un gruppo di nerd fumettomani.
Questo era uno spazio nazional popolare, che portava il fumetto alla gente.
Mi chiedo, ce la prendiamo sempre col pubblico che non compra più i fumetti e bla bla, con le playstation, eccetera, ma se fosse stato il mondo del fumetto un bel giorno ad aver smesso di parlare la lingua comune, e a credersi qualcosa di diverso?